Non è forse la vita una serie d’immagini, che cambiano solo nel modo di ripetersi? (ANDY WARHOL)

La potenza del video nell’era del digitale e di Youtube

Siamo in una società sempre più influenzata dall’immagine e possiamo dire che oggi l’immagine è in gran parte fruita nel formato VIDEO su internet (con video in formato breve).

Gli utilizzi in rete sono tra i più svariati: marketing, videoarte, intrattenimento, informazione o disinformazione.

Se è vero che media tradizionali come la televisione sono in crisi, è indubbio che, specie le giovani generazioni (ma non solo) Youtube sia un canale formidabile per veicolare messaggi video di tutti i tipi:

  • how to su “come fare qualcosa”;
  • formazione (e devo dire che cercando bene si trova formazione di alta qualità disponibile su Youtube);
  • marketing;
  • trucchi (tra i giovani è comunissimo passare ore e ore a vedere video di youtuber famosi che spiegano come superare un determinato schema su un videogioco;
  • video ludici e nati per l’intrattenimento;
  • arte;
  • videoclip musicali.

Non solo, le moderne tecnologie digitali consentono di creare video con relativa semplicità, e esistono software non troppo complicati che consentono di fare editing, quindi sia lato “hardware” che lato “software” il formato video, anche in alta risoluzione è diventato di uso comune. Con una “semplice” GoPro è possibile girare video in alta risoluzione per poi montarli con software relativamente semplici e a buon mercato o gratis come per esempio Avidemux. Oppure con programmi in grado di registrare lo schermo del computer come Camtasia o l’estensione per Chrome Screencastify (solo per fare un esempio) montare un corso di formazione!

In tutto questo si innestano le dirette web sempre più utilizzate (su Facebook ad esempio e su Youtube).

Ad oggi Youtube (di proprietà ed integrato nei servizi Google, non dimentichiamocelo) è il secondo motore di ricerca più utilizzato in Italia, con un impatto enorme sull’industria dell’intrattenimento, della musica, del marketing, sulle abitudini informative degli utenti (giovani e meno giovani), sulla fruizione dei contenuti televisivi.

Ogni minuto vengono caricate migliaia e migliaia di ore di video sulla rete internet, purtroppo questo mal si concilia con la qualità ma è altro discorso. Spesso si tratta di video brevi (2-3 minuti) che “accompagnano” un contenuto informativo o ludico o narrato.

Indagare questi fenomeni è molto importante per noi che vogliamo occuparci anche di educazione ai media. In questo post affrontiamo una delle forme più interessanti della fruizione dei video (e che ha contribuito molto alla sua popolarità tra le giovani generazioni dei decenni passati) i videoclip musicali una potente innovazione non solo sotto l’aspetto della fruizione e dell’intrattenimento ma anche del marketing.

Il digitale è ovunque ed è normale che abbia invaso anche l’universo della produzione e autoproduzione dei video, certo gli aspetti negativi di un uso eccessivo del digitale sono tanti, ne parliamo anche qua su Relazioni Digitali, per esempio in: Nomofobia, la paura di restare disconnessi e siamo sempre più convinti che l’unico antidoto sia la media education, percorsi formativi per un uso consapevole della rete e dei social network!

Il videoclip musicale “da MTV in poi, è (anche) un simbolo di un certo modo di fruire dell’immagine video e che per certi aspetti ha fatto da apripista ad un certo modo di utilizzare i video a fini marketing che oggi vediamo molto diffuso sui social, per questo abbiamo deciso di realizzare una “mini-storia” del videoclip musicale, senza alcuna pretesa accademica ovviamente, con alcuni “spunti” per chi desidera “saperne di più”, la memoria infatti è uno strumento fondamentale per approcciarsi in maniera attenta e consapevole a tutti i fenomeni della comunicazione, digitale e non.

La storia del videoclip musicale

Il videoclip musicale nasce per completare la sezione sonora di un brano con immagini che amplifichino i concetti espressi dalle musiche e dai testi.

La storia dei videoclip musicali comincia molti anni addietro, incuriosendo artisti e musicisti di tutto il mondo fin dagli ultimi anni del XIX secolo. Per approfondire la storia (e l’attualità) del videoclip musicale rimandiamo, per chi vuole approfondire, ad Indie-eye.it la prima testata giornalistica italiana ad occuparsi specificatamente di videoclip dalla parte di chi li produce e crea.

I primi esperimenti di videoclip musicale (o per meglio dire di “immagini” che accompagnano un audio, un sonoro, una “canzone”) risalgono alla fine del XIX secolo, allorquando furono realizzati alcuni macchinari che permettevano di registrare i suoni su pellicola. Fu così che nacque il cinema sonoro, nonché il conseguente abbinamento della musica alle immagini.

In poco tempo il mercato discografico comprese il potenziale enorme di quest’innovazione (il mercato è sempre molto rapido nel piegare le nuove invenzioni a fini commerciali, come lo fu il marketing prontissimo ad utilizzare queste nuove forme del comunicare), che poi fra vari aggiustamenti e l’alternarsi dei supporti tecnologici atti a riprodurre immagini e musica, ha saputo affermarsi quale principale strumento di promozione discografica (di nuovo il marketing torna a far capolino).

Già a partire dagli anni Venti e Trenta il jazz, fu forse il primo grande protagonista di questo nuovo ed entusiasmante abbinamento.

Nacquero dapprima i jazz film, che altro non erano che semplici registrazioni delle esibizioni dei grandi musicisti jazz dell’epoca, quindi i cosiddetti soundie, dei particolari videoclip che potevano essere guardati soltanto attraverso il Panorama Sound, un antesignano del video jukebox.

Dorothy Dandridge and Paul White strut their stuff in A ZOOT SUIT, an engaging Soundie from 1942:

Naturalmente, si trattava ancora di video in bianco e nero caratterizzati da una resa audio piuttosto modesta, ma che già covavano un potenziale enorme.

Fu nel secondo dopoguerra e precisamente alla fine degli anni Cinquanta (circa) che nacquero i videoclip così come li conosciamo oggi (più o meno).

Per molto tempo la storiografia musicale ha localizzato la nascita dei videoclip a colori negli Stati Uniti, tuttavia, anche in Italia furono realizzati videoclip a colori. Il primo potrebbe essere stato Altagracia, voluto e realizzato da Don Marino Barreto Junior.

Altagracia, cantanta da Don Marino Barreto Jr, è il primo videoclip musicale a colori utilizzato nel primo Cinebox (il juke-box con lo schermo). Ricerca storica effettuata dal giornalista RAI Michele Bovi:

L’evoluzione del videoclip musicale dagli anni Cinquanta ad oggi

Ormai era diventato chiaro a tutti che questi filmati potessero davvero contribuire in maniera determinante alla promozione discografica di band e artisti.

Un pò come oggi (paragone azzardato ma sempre più tangibile in futuro) può cambiare la vita di un’artista “spopolare” sul canale youtube!

Pensiamo infatti ai tanti Youtubers e agli artisti che conoscono grande notorietà al di fuori dei circuiti televisivi direttamente utilizzando Youtube dove, inutile negarlo, il successo è determinato da un mix di: musica, video, marketing! Oltre a una bella dose di fortuna 🙂

Il cinema contribuì in maniera rilevante a diffondere questo connubio d’eccezione ed alcuni film all’interno dei quali comparvero artisti del calibro dei Beatles e di Elvis Presley segnarono il passo decisivo di questo nuovo modo di diffondere la musica in “simbiosi” con l’immagine, un utilizzo multimediale di questi mezzi di comunicazione, proprio quel multimedia che è stato uno dei successi di internet e della rete per come la conosciamo oggi.

Nel frattempo, in Italia nacquero i musicarelli, filmati che contribuirono in maniera notevole al successo di artisti come Claudio Villa, Gianni Morandi, Adriano Celentano e Rita Pavone.

I Ragazzi Di Bandiera Gialla (1967 film completo):

La televisione non tardò molto ad accaparrarsi i diritti per mandare in onda questi video, cosicché nacquero tantissime trasmissioni musicali, in America come in Europa.

La svolta vera e propria forse arrivò nel 1975, quando i Queen registrarono il videoclip di Bohemian Rapsody.

La strategia di marketing realizzata in quell’occasione abbracciò sia il videoclip, che la copertina del disco e l’aspetto iconografico della canzone e dell’album, un esempio di marketing davvero notevole per l’impatto commerciale che ebbe.

In seguito all’incredibile numero di vendite ottenuto da quell’album, le case discografiche di tutto il mondo capirono che il successo commerciale non poteva in alcun modo prescindere dai videoclip, che diventa uno strumento di promozione FONDAMENTALE per la musica in quel periodo e per i decenni successivi. Esattamente come oggi (perdonate il salto blasfemo) il video diventa uno strumento di promozione molto importante per aziende e professionisti (o quantomeno diventa uno degli strumenti del web marketing)

Il punto di non ritorno fu rappresentato, infine, dal debutto di MTV, che nel 1981 inaugurò la sua programmazione trasmettendo il video Video Killed the Radio Star del gruppo britannico The Buggles.

L’importanza del videoclip oggi

L’enorme successo del videoclip oggigiorno è diventato ancora più evidente che in passato.

Come mai? Perché si avvale di strumenti e canali di diffusione in grado di raggiungere miliardi di persone in tutto il pianeta come abbiamo già detto all’inizio di questo post, quali i social network ed alcune piattaforme  come YouTube, che hanno contribuito enormemente alla sua affermazione.

Grazie a Facebook, videoclip di ogni epoca stanno vivendo una nuova giovinezza, con milioni di condivisioni al giorno che li hanno resi un punto fermo della nostra quotidianità, molto più di come hanno fatto MTV e le altre emittenti televisive negli anni appena trascorsi.

Esistono produzioni video che ancora oggi decretano il successo o meno di un brano, piuttosto che di un artista o di una band.

E quando un videoclip piace, perché originale, ben fatto, interessante, state pur certi che la sua diffusione diverrà capillare, o per meglio dire virale e non solo se ne parlerà anche decenni dopo.

Qualche esempio di video diventati POTENTISSIMI strumenti di vendita (oltre, alcuni, a capolavori amatissimi dai critici e dal pubblico)? Thriller di Michael Jackson, primo videoclip di un artista di colore a comparire su MTV (un videoclip che ha fatto talmente tanta storia che un documentario sulla sua realizzazione è stato presentato a Venezia 74: documentario del Make-of di Thriller, realizzato da Kenny Kramer), Smack my bitch up dei Prodigy, Smells like teen spirit dei Nirvana, fino ad arrivare a canzoni molto più recenti come Roar di Katy Perry, Baby di Justin Bieber e Gangnam Style del rapper coreano Psy che hanno SPOPOLATO sulla rete e che SENZA la rete non sarebbero diventati dei fenomeni di costume (piacciono o non piacciano).

Gangnam Style del rapper coreano Psy è stato il primo video della storia a raggiungere e superare la soglia del miliardo di visualizzazioni e la cosa più stupefacente è che per farlo gli sono bastati soltanto 160 giorni.

Ad oggi Gangnam Style resta il video più visto di tutti i tempi e questo primato ha aiutato Psy a diventare rapidamente una star conosciuta in tutto il mondo.

Però ci piace di più Thriller quindi chiudiamo con lui 🙂

Tutto il potere ai video (clip).