Riflessioni sul decalogo del MIUR per utilizzare lo smartphone in classe

Dopo mesi di dibattiti, incontri a livello istituzionale e non poche polemiche, lo scorso Gennaio il Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) ha dato il via libero all’utilizzo degli smartphone in classe (“regolamentandolo” con un decalogo per un uso “utile” dello smartphone in classe). Ecco i 10 punti del decalogo (PDF)

Bandito dalle scuole elementari e medie francesi, dove ne è vietato l’utilizzo anche nelle pause tra una lezione e l’altra, in Italia il telefonino entrerà nelle classi come strumento didattico e di lavoro.

L’orientamento della commissione ministeriale che è stata incaricata di mettere a punto dieci criteri per un uso responsabile dei dispositivi mobili a scuola si ispira a una visione positiva del rapporto professori-studenti e alla necessità di un adeguamento della didattica alle nuove tecnologie.

Tutti elementi corretti, i dispositivi digitali (smartphone, tablet, pc, lim) sono infatti degli strumenti dipende dall’uso che ne viene fatto, purtroppo quello che manca nelle nostre scuole è una educazione all’uso dei media.

Nell’ottica del ministero, il decalogo per l’uso dello smartphone in classe, non sarebbe una resa a un fenomeno ormai dilagante (i cellulari sono utilizzati tantissimo dai giovani, anche a scuola), quanto piuttosto di una sfida educativa per un uso consapevole e responsabile degli strumenti digitali.

La realtà è che il Ministero sta provando a sanare un vuoto palese nella realtà della scuola italiana. Perché gli smatphone e i tablet già sono presenti nella quotidianità scolastica. E allora perché non ammetterlo, perché non ritagliarli un ruolo chiaro e dei limiti precisi entro cui operare?

Smartphone in classe una realtà diffusa

Secondo tutti i sondaggi che si leggono sui giornali, la stragrande maggioranza degli studenti usa regolarmente il cellulare durante le lezioni.

A volte sono i professori e i docenti a richiedere l’utilizzo di devices digitali per rendere più coinvolgente la spiegazione.

Magari chiedendo di usare il cellulare (inteso quindi come strumento per accedere ad internet) per approfondire spiegazioni, oppure stimolando i ragazzi a prendere appunti tramite smartphone o tablet utilizzando una delle tante app per “scrivere”.

Secondo la ministra dell’istruzione Fedeli, quindi limitarsi a proibire l’utilizzo di qualsivoglia device in classe avrebbe come risultato solo quello di tenere lontana la scuola dai cambiamenti della società. Giusto, ma non dobbiamo concentrarci sul mezzo tecnologico quanto sulla cornice d’uso, solo l’educazione ai media è infatti in grado di consentire un utilizzo positivo della rete. A partire da un decalogo dello stare in rette senza rischi: sicurezza, privacy, consigli su come salvaguardare la propria net reputation (reputazione digitale) personale, consapevolezza che nulla in rete viene “dimenticato”.

Il decalogo per l’uso dello Smartphone in aula le regole principali

Non ci si deve concentrare troppo sugli aspetti tecnologici mentre quello che andrebbe spiegato è il SIGNIFICATO delle azioni che possono essere svolte tramite lo strumento digitale (che vuol dire fare una ricerca su google? Come si identifica una fonte corretta sulla rete? Come si riconosce una fake news? Da dove guadagnano gli influencer? ecc.) e fortunatamente lo dice anche il decalogo del MIUR e questo ci fa ben sperare, al punto “5” del decalogo si afferma infatti “I dispositivi devono essere un mezzo, non un fine.

È la didattica che guida l’uso competente e responsabile dei dispositivi. Non basta sviluppare le abilità tecniche, ma occorre sostenere lo sviluppo di una capacità critica e creativa.” La scuola promuove le condizioni strutturali per l’uso delle tecnologie digitali!

Il digitale trasforma gli ambienti di apprendimento, ne abbiamo parlato con un media educator in: trasformare il blog in uno strumento utile per la didattica

A nostro giudizio più che porre veti si tratta di spiegare il significato e la POTENZA del mezzo, spiegare cosa succede (per davvero) quando una foto viene pubblicata, spiegare che il comportamento tramite dispositivo digitale dovrebbe rispecchiare il comportamento in presenza, spiegare che la rete non è una zona franca dove tutto è permesso, in una parola fare media education, affidando a dei media educator la formazione sia degli studenti sia dei docenti che spesso non sono preparati ad affrontare le innovazioni che gli strumenti digitali hanno portato nella nostra società.

Smartphone in classe e millenials

I “millenials” e i nativi digitali vivono quasi in simbiosi con internet e non hanno un uso “consapevole” della rete e del digitale, quante volte al giorno i ragazzi controllano lo smartphone (ma anche quante volte lo controlliamo noi adulti): mail, messaggi, chat sono in cima alla lista dei nostri pensieri.

Se un adulto dovrebbe essere in grado di gestire il digitale per i ragazzi è fondamentale invece un percorso di media education che gli faccia capire le potenzialità dei dispositivi digitali (nel loro significato profondo più che tecnico).

Psicologi e formatori sono sempre più concordi nel ritenere che l’utilizzo fin da bambini di telefoni e rete internet modifichi i processi cognitivi e di apprendimento e abbassi la soglia di concentrazione e di attenzione (e anche quella della noia) e modifichi anche, in parte le relazioni tra pari che diventano sempre più digitali. Leggi anche: internet e millenials una simbiosi che nasconde rischi

Nomofobia la paura di restare disconnessi: solo la media education può arginare i fenomeni negativi del digitale

Esiste già una patologia legata ad un utilizzo errato dello smartphone e del cellulare in genere, la nomofobia ovvero la “paura di restare disconnessi” di non poter accedere al nostro telefono che per certi versi restituisce al nostro cervello sensazioni simili a quelle che si provano in “astinenza”.

Non si tratta ovviamente di avere velleità luddiste, la tecnologia è fondamentale, internet è utilissima nei processi di apprendimento, si tratta di trovare forme di educazione ai media per formatori, docenti in modo da prepararli ad affrontare con i ragazzi in classe gli strumenti digital e a farli utilizzare nel migliore dei modi e con intelligenza, solo così si combattono fenomeni pericolosi come nomofobia ma anche sexting e cyberbullismo.

Il decalogo del MIUR

Ecco qua i 10 punti segnalati dal MIUR così come sono stati presentati la direzione è quella giusta:

il decalogo del Miur relativo all’utilizzo degli smartphone a scuola:

  1. Ogni novità comporta cambiamenti
  2. I cambiamenti non vanno rifiutati, ma compresi e utilizzati per il raggiungimento dei propri scopi.
  3. La scuola promuove le condizioni strutturali per l’uso delle tecnologie digitali.
  4. La scuola accoglie e promuove lo sviluppo del digitale nella didattica.
  5. I dispositivi devono essere un mezzo, non un fine.
  6. L’uso dei dispositivi promuove l’autonomia delle studentesse e degli studenti.
  7. Il digitale nella didattica è una scelta: sta ai docenti introdurla e condurla in classe.
  8. Il digitale trasforma gli ambienti di apprendimento.
  9. Rafforzare la comunità scolastica e l’alleanza educativa con le famiglie.
  10. Educare alla cittadinanza digitale è un dovere per la scuola.