Nomofobia: la tecnologia che da dipendenza

Sempre più tra i giovani ma anche tra i “non nativi digitali” si sta diffondendo una dipendenza dai dispositivi digitali, dai social network e da internet. Ci piace indagare il rapporto da società internet e social network ed oggi vogliamo affrontare questa tematica. Chi per giocare (i gamers) chi per lavoro (magari lavoratori digitali che restano connessi h24 anche in vacanza per controllare la mail), chi per chattare o magari per controllare la propria bacheca Facebook o per vedere l’ultimo video postato dallo Youtuber preferito, oppure chi perchè semplicemente non può non controllare le notifiche su Messanger o chi non riesce a non fare shopping (complici anche strategie di web marketing sempre più aggressive ed invasive). La dipendenza dai dispositivi digitali, dalla tecnologia in generale e dallo smartphone in particolare (la nomofobia declinato anche come “timore ossessivo di non essere raggiungibili al telefono cellulare”) sta diventando un tema sempre più “caldo”.

Sviluppo e diffusione della tecnologia e dei dispositivi digitali

La tecnologia, oramai, fa parte della nostra vita. Ci accompagna nelle attività di tutti i giorni e ci permette di svolgere qualsiasi azione con molta semplicità. In particolare con gli smartphone si è raggiunto un rapporto tecnologico quasi viscerale.

Al giorno d’oggi chiunque possiede uno smartphone in tasca, che utilizza per qualunque cosa, dalle email alla messaggistica istantanea. Il progresso tecnologico sta diventando una realtà sempre più concreta. Basti vedere anche come vengono pubblicizzate sempre più spesso le nuove tecnologie. D’altronde il mondo è diventato strettamente tecnologico. Però c’è anche un problema che deriva da questo rapporta uomo-tecnologia. Il continuo utilizzo di tale evoluzione ha portato a svariati problemi sociologici, in cui le persone vengono attratte più da uno schermo del telefono che da uno sguardo umano. Questo problema è chiamato anche nomofobia.

Nomofobia: che cos’è e cosa comporta

La nomofobia è la paura di essere irraggiungibili al cellulare. Questa fobia, in fondo, ce l’abbiamo un pò tutti, chi più chi meno, senza rendercene conto. Quante volte ci facciamo prendere dall’ansia per via della batteria che si sta scaricando o dell’impossibilità di effettuare una chiamata? Tantissime. Questi sono solamente alcuni dei sintomi che derivano da questa effettiva paura. C’è che non riuscirebbe letteralmente a vivere senza un contatto con il mondo dell’Internet. I social network, seppur utili a socializzare con il mondo, hanno contribuito a rendere ancor più reale questa paura. I contatti reali diventano sempre meno, a fronte di un numero elevato di amicizie virtuali. Le chat stanno sempre di più sostituendo i contatti con la vita reale. Negli ultimi anni la nomofobia è stata classificata come vera e propria malattia e dipendenza psicologica. Infatti c’è chi accentua i sintomi pur di sopperire al tempo passato senza usare un cellulare. E’ un problema che non va sottovalutato e che potrebbe diventare rischioso per la salute. Però c’è sempre la possibilità di eliminare, o perlomeno limitare, l’entità del problema.

Come evitare la dipendenza tecnologica

La nomofobia colpisce principalmente soggetti in età adolescenziale, quindi tra i 18 e i 25 anni. Recentemente in estate e dispositivi digitali: consigli per non restare attaccati allo smartphone abbiamo dato alcuni consigli per restare disconnessi durante le vacanze estive. Durante questo periodo, i ragazzi tendono maggiormente ad utilizzare dispositivi tecnologici per restare sempre più in contatto con il mondo. Per ridurre il rischio di nomofobia non è necessario cancellare definitivamente il proprio rapporto con la tecnologia, ma utilizzarla in modo coscienzioso. Inizialmente ridurre il tempo che si passa con lo smartphone, utilizzandolo solamente in caso di bisogno. In seguito evitare di farsi prendere dall’ansia per ogni inezia tecnologica. Man mano che ci allontaneremo, a piccoli passi, dal nostro smartphone o qualsiasi altri dispositivo tecnologico, capiremo che non è così indispensabile come immaginavamo. Inoltre occupare il tempo con qualche attività può distrarci e aiutare a ridurre la dipendenza tecnologica.