Volentieri riceviamo e condividiamo un contributo di un nostro lettore, Davide (fiorentino, studente liceale) che ci ha dato un suo punto di vista su rete, social, e millenials. Buona lettura!

Non cadiamo nella rete… dei luoghi comuni

Internet e social network, due parole che ormai sempre più di frequente vengono associate alle problematiche relative ai giovani e, in particolare, agli adolescenti: nelle scuole, in TV, e un po’ dovunque se ne fa un gran parlare, poiché “è necessario proteggerli ed evitare che ne abusino”. Identificando Internet come un viaggio verso la conoscenza, mi riesce un po’ difficile pensare che non se ne debba “abusare”, ben vengano piuttosto lunghi periodi di navigazione, indispensabili per aprire la mente!

Ebbene si, la rete ed i social sono occasioni uniche per formarsi, leggere, vedere film, fare corsi di formazione, aggiornarsi e tante volte a costi contenuti. Certo è fondamentale un percorso di educazione digitale. (ndr: Recentemente abbiamo scritto circa il rapporto tra blog, web 2.0 e formazione.)

Sì… viaggiare…

Immaginiamo per un attimo un vero viaggio in una qualsiasi località sconosciuta: sappiamo che, viaggiando, si possono fare esperienze belle e meno belle, ma sappiamo anche che tutto quello che accadrà ci porterà un arricchimento. E immaginiamo ora di mandare i nostri figli in vacanza studio, lontano da noi, con una qualsiasi delle varie modalità tanto pubblicizzate e che sicuramente “aiuteranno i nostri ragazzi nella loro crescita personale”. A questo punto mi chiedo: perché non esitiamo? Siamo così sicuri che quei viaggi saranno esenti da ogni pericolo? No, obiettivamente non possiamo esserne certi, pur avendo controllato tutto nei minimi particolari: siamo però abbastanza tranquilli, perché sappiamo di aver dato loro tutti gli strumenti per riconoscere i potenziali pericoli a volte anche nascosti da un aspetto affascinante. Un binocolo a raggi infrarossi per vedere le pistole nelle tasche dei cattivi? Beh, quasi… Diciamo più una sorta di radar per stare lontani dai guai, per riconoscere il Bene e il Male (con la lettera maiuscola), dunque per crescere e affrontare il viaggio più importante di tutti che è la vita.

Perché allora ci poniamo così di traverso quando si parla di navigare in Internet? Perché reputiamo i nostri ragazzi non più in grado di riconoscere insidie e pericoli e vorremmo che non lo usassero pur sapendo di volerli privare di un’infinita conoscenza? Oh, sì, capisco: perché Internet è talmente vasto e le tentazioni sono talmente tante che… Che? Che non si possono controllare? C’è forse qualcuno che si illude di poter davvero controllare i propri figli?

La scoperta dell’acqua calda e le babysitter accreditate

Beh, la notizia di oggi per chi ancora non lo sapesse è che c’è sempre qualcosa che non conosciamo dei nostri figli, anche prima che diventino adolescenti. L’altra notizia è che prima o poi dobbiamo proprio lasciarli andare ed è bene che sappiano come cavarsela. Ho fatto la scoperta dell’acqua calda? Forse, ma allora perché tutto questo rumore sui pericoli della rete? La TV è stata per decenni la babysitter più economica del pianeta, sostituita e/o affiancata poi dalla playstation: entrambe babysitter accreditate. Anche per friggere il cervello se usate male.

I social tra vittime e carnefici

Eppure oggi con Internet e i social sembra che si sia raggiunto il massimo dell’aberrazione, i nostri figli comunicano solo tramite i social, pertanto hanno il destino già segnato: serial killer o vittime di serial killer. Eppure siamo noi che, sin da piccoli, quando siamo al ristorante diamo loro in mano il nostro cellulare con cui giocare per non farci disturbare mentre chiacchieriamo con la nostra amica che a sua volta ha dato il cellulare a suo figlio per lo stesso motivo. Perché allora ci lamentiamo che i ragazzi oggi tendono a stare troppo sui social e rischiano di perdersi la vita reale? (Approfondimento: Quali sono i social network più utilizzati dagli adolescenti? ndr)

Cyberbullismo, una rivisitazione in chiave moderna dell’arte del bullismo

Eh già, e poi sui social c’è anche il rischio del cyberbullismo! In effetti sì, è un problema grosso, ma ricordiamo che il “cyber” è venuto dopo, il problema vero è il “bullismo” che è sempre esistito e pertanto esula dalla rete e dai social: diamo alla cosa il giusto peso, preoccupiamoci prima dei bulletti delle scuole elementari, che sono bambini certo, ma l’arte del bullismo la iniziano a coltivare da lì.

Giocare d’anticipo per non prendere goal

I problemi relativi ad un cattivo uso della rete e dei social esistono, e su questo siamo tutti d’accordo. Non pensiamo però che il rimedio sia di limitarne o delimitarne l’uso.

Giochiamo invece d’anticipo, genitori e scuola insieme: parliamo della rete, non come “dell’uomo nero”, bensì come di una delle tante opportunità di conoscenza da affiancare alla cultura tradizionale: una grossa enciclopedia da cui attingere, insegnando loro il metodo con cui scegliere le informazioni corrette. E se nel cammino si troveranno nel bel mezzo di una selva oscura… beh, un po’ di trasgressione – magari monitorata – non ha mai fatto male a nessuno, anzi a volte è necessaria per crescere.

I millenials sono avanti

E per i social sarà solo con l’esempio degli adulti che si renderanno conto del loro corretto utilizzo, le chiacchiere in questo caso sono davvero inutili: i social devono essere in primis per i genitori un modo per agevolare i rapporti, non per sostituirli.

Ma questo noi millenials lo sappiamo già.